Passeggiando per il Sziget Festival con Sarruga <br> <br/> in compagnia dei tre dragoni di Pakito Gutiérrez | meetyourMOOD

29 August 2016

Passeggiando per il Sziget Festival con Sarruga

in compagnia dei tre dragoni di Pakito Gutiérrez


Chi ci segue sui social lo sa già. Al festival Sziget, a Budapest, ho portato a spasso un drago. Assurdo, direte voi? La risposta è che le cose che sfiorano l'assurdo sono spesso le più belle, sono quelle che ci donano una grande energia vitale e ci danno la forza di andare avanti, in direzione ostinata e contraria.
Ho deciso di andare al festival all'ultimo momento. C'ero già stata l'anno scorso e mi ero innamorata di quell'isola, e così ho provato a partecipare come volontaria.
Grazie a Carlo, un amico, ho avuto la fortuna di collaborare con Sarruga, una compagnia di artisti di strada spagnola che da 20 anni gira l'Europa, e non solo, con i suoi spettacoli meravigliosi.
E la parola meraviglioso non è a caso. Gli spettacoli di Sarruga portano la meraviglia negli occhi degli spettatori, lasciano i bambini a bocca aperta e divertono gli adulti.
Immaginate di essere in giro e di sentire da lontano una musica... accanto alla musica, un drago enorme, alto come due piani di un palazzo, che sgomita tra la folla e arriva verso di voi, aprendo la bocca, muovendo la testa e gli arti, socchiudendo gli occhi e urlando. Sotto di lui quattro persone: una che lo sposta, aiutato da ruote e pedali, e le altre tre che muovono la marionetta gigante semplicemente con delle corde. Il drago si avvicina, si lascia scrutare, e poi si mette a gridare, avvolgendo corpi e volti sorpresi di un fumo bianco emesso con forza dalle narici. E voi vi spaventate, sapete che è finto, ma ciò che è inaspettato spesso ci spaventa comunque.
Ecco, questo è Kremah, lo spettacolo dei draghi di Sarruga. Allo Sziget Kremah stupiva, spaventava, incuriosiva e divertiva. 
Insetti, draghi, elefanti, giraffe e altre giganti sculture nascono dalla testa di Pakito Gutierrez, un uomo generoso dagli occhi profondi, che ha accolto ognuno di noi undici volontari come se fossimo parte integrante della compagnia.
Mentre ero al festival ho pensato ogni giorno che avrei voluto raccontarvi questa esperienza incredibile e così, l'ultimo giorno, ho pensato che Pakito era la persona giusta per spiegare cos'è Sarruga.

È la tua prima volta allo Sziget?

Dieci anni fa ero qui con lo spettacolo insetti. Il festival è cambiato, ma l'atmosfera è simile ed è bellissima.

Come ti è venuta l'idea di Sarruga?

L'idea è arrivata 22 anni fa...studiavo per diventare maestro e amavo fare sculture di carta e piccoli spettacoli al bar. Una volta in un campo ho visto un ragno e un'amantide. L'amantide ha fatto uno scatto e ha mangiato il ragno, e io ho pensato, wow, incredibile...vorrei fare un ragno gigante e un'amantide gigante.
E così ho fatto: ho chiamato tutti gli amici del bar e ho detto: domani andiamo a fare un ragno gigante in Piazza de Cataluna.
Il giorno dopo eravamo in Plaza de Cataluna, noi con i nostri occhiali da Sole, un palo d'alluminio e tantissima carta. Abbiamo creato un ragno gigante, ma subito è arrivata la Polizia. Abbiamo distrutto tutto e siamo tornati al bar. Questa è stata la prima volta.
Due settimane più tardi abbiamo creato un'amantide: non come quella di adesso, più semplice...l'abbiamo portata in piazza e abbiamo fatto una performance. Spettacolo intero, le persone erano affascinate. Questa volta la Polizia non arrivò. Erano altri tempi...ora non è più possibile.
Durante la performance arrivò il direttore di un festival, ci invitò all'evento e lì ci vide il direttore di un grande festival di teatro di strada, il festival de Tarrega, che ci chiese se volevamo fare l'inaugurazione del suo festival. Da Tarrega finimmo a Manchester e poi in giro per l'Europa, e in sei mesi passammo da bere nel bar ad avere una compagnia internazionale. È andata così...


Nell'epoca degli effetti speciali, come ti spieghi quando vedi le persone che si spaventano e si emozionano di fronte alle tue sculture giganti?

C'è una cosa molto importante secondo me. Molte persone mi chiedono perché non inserisco il motore alle mie sculture giganti, ma la mia risposta è no, perché dev'essere teatro. L'importante di ciò che facciamo è dato dal fatto che il pubblico può vedere chi muove la scultura, chi sta sudando, chi tira le corde, chi muove le catene. È teatro di strada: questo è il segreto per trasmettere realmente la forza della performance al pubblico. Non è hollywood, non ci sono effetti speciali: è la strada, con la sua importantissima qualità umana.

Quali sono i prossimi spettacoli?

L'anno scorso abbiamo fatto uno spettacolo nuovo, ambientato nell'Artico, con orsi polari e pinguini. Ora lo spettacolo è in Cile.
Cerco di avere sempre un massimo di 10 spettacoli, ora ho alcune idee, ma sono in cantiere da un po': devo pensare bene se qualcuno è disposto a finanziarlo e come fare. Uno è un King Kong gigante, adoro gli scimpanzé, con le loro movenze. L'altro è un progetto unicamente vegetale: piante e fiori. Tutti pensano che il mondo vegetale non sia animato, che fiori e piante non si muovano. Voglio cambiare prospettiva: voglio fiori giganti che si muovono al ritmo del vento.


Qual è lo spettacolo di cui sei più fiero?

Tutti hanno qualcosa di speciale, però credo che lo spettacolo più rappresentativo sia quello degli insetti, perché è il primo e perché è quello che cambia la dimensione dello spettatore, modificando la dimensione degli insetti. Tecnicamente i dragoni, l'elefante, la giraffa sono più complessi, ma gli insetti sono l'immagine della compagnia.

Qual è la reazione del pubblico che ti affascina di più?

Del pubblico mi emoziona sempre tutto. Mi piace vedere un padre o una madre emozionato, un ragazzo divertito, però dico sempre che i bambini non mentono: quando vedo un bambino piangere terrorizzato, o che guarda lo spettacolo con gli occhi spalancati, so che la performance sta funzionando.


Qual è la parte che ti piace di più?

Buona domanda.
Il momento in cui sono più concentrato è la costruzione, che richiede molta energia per far andare tutto bene.
Il momento più bello è il progetto, perché sono solo a pensare e immaginare.
Il momento più soddisfacente è la performance, perché condivido lo spettacolo con tutti e funziona.
Ma non sempre funziona. Una volta abbiamo costruito un dragone di 40 metri e fu un disastro. Due performance e basta. Non trasmetteva nulla.

Ecco. Questo è Pakito, che con semplicità racconta un successo lungo vent'anni. Racconta i suoi draghi che due giorni prima sono saliti sul palco di Manu Chao.
Amo le strade non ordinarie, amo vedere che c'è chi esce dai binari ed è felice. Amo scoprire che ci sono più possibilità di quelle che io riesco a immaginare.

Grazie Pakito,
Grazie Sarruga,
Grazie Sziget,
e grazie a tutti i miei compagni di avventura ;)

Carlotta

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